Sono rinato con una ninfomane, l’esperienza erotica di Luca

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Diventato l’obiettivo di una ninfomane

Trascorso già più di un anno dalla mia laurea in filosofia, tardava ad arrivare un impiego appagante. Provavo a racimolare qualche soldo vendendo degli aspirapolvere porta a porta.

A dire il vero l’attività non mi motivava. Ogni volta che parlavo con un potenziale cliente, immaginavo che non sarei riuscito a stipulare alcun contratto; sensazione che si rivelava quasi sempre premonitrice.

Un giorno, mi trovavo a casa di una probabile acquirente. Si trattava di una signora dall’aria sempliciotta. Con lei viveva la figlia, una liceale diciottenne che fin da subito mostrò atteggiamenti socievoli. La ragazza, uscita dalla sua camera, vedendomi, allungò la mano per presentarsi. Seppi che si chiamava Vittoria.

Forse non mi sarei mai girato a guardarla, se l’avessi vista casualmente per strada, ma era carina. Aveva una statura media, occhi marroni e lunghi capelli scuri, che le si adagiavano su una schiena corpulenta.

Corrugava spesso le labbra per renderle apparentemente più carnose. Inoltre, nonostante il fisico morbido, indossava un vestito piuttosto attillato, che lasciava nudi decolté e gambe, ma soprattutto permetteva di intravvederle i capezzoli turgidi.

Mentre discutevo con la padrona di casa, Vittoria quasi mi prendeva in giro. Con sogghigno, sostenne, sfacciatamente, quanto trapelasse con evidenza la mia demotivazione nell’opera di persuasione all’acquisto dell’aspirapolvere.

Sua madre le diede ragione, e mi lanciò uno sguardo di commiserazione, aggiungendo: “Questo lavoro non ti piace, vero?”. Con voce un po’ soffocata, risposi che al momento dovevo farmelo piacere, in quanto la mia laurea in filosofia non mi aveva garantito migliori prospettive.

Vittoria sottolineò l’importanza della passione. Lei, per esempio, trovava pesante la filosofia e per questo non perdeva tempo a studiarla.

La signora si rivolse alla figlia, tacciandola di superficialità, infatti – secondo lei – a volte i compromessi risultano inevitabili, quando si intende raggiungere degli obiettivi.
Da quando resi noto il mio titolo di studi, Vittoria sembrava voler condizionare la madre affinché arrivasse a chiedermi se io dessi delle lezioni private.

A domanda giunta, risposi che non avevo mai preso seriamente in considerazione questa possibilità. Però pur di vederle firmare il contratto, proposi che avrei potuto sperimentare quest’esperienza, dando una mano alla ragazza.

Qualora Vittoria avesse rintracciato una prospettiva per margini di miglioramenti scolastici, avrei stabilito una cifra irrisoria per le lezioni future. L’accordo dovette sembrare vantaggioso, così fissammo un appuntamento di prova per il sabato mattina.

Me ne andai con una vendita di un aspirapolvere formalizzata, oltre che con l’idea di poter avere al più presto una donna alla quale chiedere forse almeno di uscire.

Le lezioni più goliardiche di filosofia

Vittoria ritardò più di un’ora. Intorno a mezzogiorno sentii suonare il mio cellulare. Era lei, aveva trovato il mio palazzo, ma continuava a citofonare senza che rispondesse nessuno.

Le spiegai che l’appartamento corrispondente al cognome del campanello fosse quello dei miei genitori, mentre io abitavo nell’attico soprastante, con un’entrata indipendente ma senza citofono.

Accomodatasi, tirò fuori il libro dallo zaino, però non sapeva quali pagine avrebbe dovuto studiare per la prossima interrogazione. Le consigliai di mandare un messaggio a un compagno per avere le informazioni.

Così nell’attesa di ottenere una risposta, cominciammo a conoscerci.
Volle sapere presto se io abitassi in quel posto con una ragazza, allora le confidai di essere single da parecchio tempo. Lei mugolò intenerita, come se fosse dispiaciuta, e sfregò il suo viso contro la mia spalla.

Ammise che un po’ se lo aspettava, perché avevo la faccia di un ragazzo che scopava poco. Mi mostrai offeso, perché mi sentii come se avesse rimarcato quanto apparisse palese che d’abitudine mi si ritenesse poco attraente. Biasimò che esternassi i miei complessi.

Lei infatti sostenne di trovarmi appetibile e, per provarmelo, mi si sedette in braccio, col culo sulla mia patta, iniziando a sbaciucchiarmi sulle guance. Il mio cazzo reagì immediatamente; attraverso i pantaloni della tuta che indossavo, si sentiva crescere e indurire, tanto che Vittoria esclamò: “Vedo che anche per te sono appetibile!”. Portò la sua mano dentro le mie mutande, e io non potei fare a meno di infilare la mia sotto la sua gonna. Non aveva biancheria intima.

Le ficcai il mio dito dentro la fighetta, già era bagnata, così lo estrassi per leccarlo, poi lo riportai giù per masturbarle il clitoride. Il suo respiro affannoso mi eccitava; la mia cappella infatti era già umida di gocce di liquido preseminale. La porca lo percepì e si abbassò con la testa per prendere l’uccello in bocca.

Mi teneva strette le palle e faceva arrivare la mazza fino in gola, voracemente. Era evidente la sua soddisfazione. Dopo qualche minuto mi preoccupai di avvertirla che stessi già per venire, ma lei, invece di limitarsi a segarmelo, succhiò a ritmo ancora più veloce.

Capii allora che potevo liberamente riempirle la cavità orale di sperma. Sparai la mia sborrata senza indugio. Vittoria poi ripulì i rimasugli della mia calda crema senza usare fazzoletti. Godeva del sapore salato sulla sua lingua.

Subito dopo spalancò le gambe, segno che desiderasse una leccata. Mi chinai e pomiciai con le labbra della sua vulva. Ansimante, non molto tardi, vidi tremare il suo corpo di piacere.

Nel frattempo però il mio membro era diventato di nuovo durissimo. Quando mi alzai dalla posizione in cui stavo, l’arrapata notò la mia rinnovata eccitazione.

Allora agguantò la mia asta, tirandola verso il suo orifizio vaginale ancora fradicio. Non avevamo bisogno di scambiarci alcuna parola, sapevo di potermi ancora divertire, nonostante fossimo venuti una volta già tutti e due.

Le spinsi il cazzo in profondità, sbattendoglielo ripetutamente. A un certo punto mi fermò per cambiare posizione: volle cavalcarmi. La sua passera strisciava dai peli del mio pube ai testicoli, e più trascorreva il tempo, più la sentivo accogliente.

Nel momento in cui ero quasi pronto per esplodere, glielo dissi. Vittoria tirò fuori il palo dalla figa, si mise in posizione sessantanove e proseguì a compiere dei movimenti sussultori con la bocca, mentre io le divoravo la patata. Da lì a poco ricevette golosamente ancora il mio seme e, mentre si prendeva cura di non tralasciare neppure una goccia, io le procuravo il suo meritato orgasmo.

Da quella volta, abbiamo continuato a vederci ogni giorno. Lei è proprio una ninfomane insaziabile. Mi chiede di farlo anche cinque volte di fila. Non di rado ha proposto di invitare altre persone a letto. Prima o poi l’accontenterò.

Di filosofia teorica non ha imparato nulla, però ha aiutato me ad apprendere che delle sane e frequenti scopate rendono la vita meno frustante.

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